CNA FITA Siracusa denuncia come i ristori statali contro il caro‑carburante, uniformi per tutti gli autotrasportatori italiani, non tengano conto delle differenze territoriali che incidono direttamente sulla produttività delle imprese siciliane. Un litro di gasolio, infatti, permette di coprire meno chilometri sulle strade dell’Isola, spesso lente, frammentate e prive di collegamenti autostradali diretti, rispetto alle infrastrutture del Nord Italia. A parità di consumi e ore di guida, un mezzo pesante percorre in Sicilia distanze nettamente inferiori.
«I ristori sono uguali in tutta Italia, ma le condizioni produttive no» afferma il presidente Francesco Lombardo, sottolineando come l’aumento del costo del carburante abbia amplificato un divario storico che penalizza le imprese locali. Il tema, evidenzia l’associazione, riguarda l’intero sistema produttivo siciliano, gravato da una rete infrastrutturale insufficiente che genera costi aggiuntivi pur in presenza delle stesse imposte pagate dalle aziende del resto del Paese.
CNA FITA Siracusa sollecita la Regione Siciliana a definire un piano concreto sulle infrastrutture stradali e a prevedere ristori mirati che compensino lo svantaggio competitivo del territorio, ricordando che i contributi regionali annunciati a fine maggio risultano ancora bloccati.
L’associazione richiama inoltre il caso emblematico dell’autostrada Siracusa‑Catania, chiusa da quasi dieci anni al transito delle merci pericolose: una limitazione che costringe i mezzi a percorsi alternativi con inevitabili costi aggiuntivi in termini di chilometri, tempo e carburante.
Le imprese di trasporto e logistica siciliane, conclude CNA FITA Siracusa, non chiedono privilegi ma condizioni di partenza eque: infrastrutture funzionanti, tempi certi e ristori proporzionati al reale svantaggio competitivo, non identici a prescindere dal contesto in cui si opera quotidianamente.
