Il giorno dopo il vasto incendio che ha devastato la Riserva naturale Fiume Ciane e Saline di Siracusa, si moltiplicano le accuse contro il Libero Consorzio comunale, ritenuto responsabile di una gestione inefficace e incapace di prevenire un disastro definito “annunciato”.
La denuncia più dura arriva da Giuseppe Ansaldi del Comitato Parchi, Carmelo Iapichino della Lipu e Liliana Gissara di Italia Nostra. I tre ambientalisti parlano di un rogo “di chiara matrice dolosa”, ma sottolineano che la gravità dell’evento non può essere attribuita soltanto all’azione criminale: sarebbe invece la conseguenza di “quarant’anni di incuria”, con prescrizioni ignorate e misure antincendio mai attuate in modo adeguato.
Secondo le associazioni, il Libero Consorzio avrebbe disatteso l’articolo 5 della convenzione di affidamento, che impone la pianificazione di interventi di prevenzione in raccordo con il Corpo forestale. Mancanza di fasce tagliafuoco, monitoraggio insufficiente, assenza di interventi strutturali e manutenzione ordinaria quasi nulla avrebbero trasformato la Riserva in “una trappola di fuoco”.
Al centro delle critiche anche la gestione dei canneti: la biomassa secca accumulata negli anni avrebbe alimentato la propagazione delle fiamme, mentre la vegetazione incontrollata avrebbe soffocato i bacini idrici superstiti, accelerando il collasso ecologico e l’impoverimento della biodiversità.
Ansaldi parla di una “bomba a tempo esplosa sotto gli occhi della cittadinanza”, chiedendo un accertamento immediato delle responsabilità e un cambio radicale nella gestione dell’area.
Sulla stessa linea interviene Giusi Genovesi, Delegata Assemblea Nazionale PD e responsabile Ambiente del partito. Genovesi definisce l’incendio “un disastro annunciato, frutto di anni di irresponsabilità”, e chiede al Governo regionale di revocare la gestione della Riserva al Libero Consorzio, sollecitando al contempo l’apertura di un’inchiesta della Magistratura.
Il Libero Consorzio aveva annunciato il finanziamento di una rete di telerilevamento da 718.400 euro e documentato attività di vigilanza nei giorni precedenti al rogo. Resta ora da verificare quali interventi fossero realmente operativi e se le misure adottate fossero adeguate ai rischi presenti nella Riserva.
