La Sicilia non rinvierà l’apertura delle scuole. L’assessore regionale all’Istruzione, Mimmo Turano, conferma che il 15 settembre si torna in classe, nonostante le temperature ancora sopra la media. Per la Regione, lo slittamento non è praticabile: l’anno scolastico deve chiudersi il 9 giugno e gli esami di Stato iniziano il 16, con docenti già impegnati nei giorni precedenti. Turano riconosce però che il problema del caldo nelle aule è reale e strutturale, legato alle condizioni degli edifici scolastici, competenza di Comuni ed ex Province. Da qui l’idea di un piano straordinario, con il coinvolgimento del Gestore dei Servizi Energetici, per efficientare e ammodernare le scuole, anche con impianti di climatizzazione.
Nel frattempo, alcuni sindaci della provincia di Siracusa hanno scelto strade diverse. A Rosolini, Giovanni Spadola ha rinviato l’avvio al 21 settembre, motivando l’ordinanza con una disinfestazione straordinaria resa necessaria dalle condizioni climatiche. Ad Avola, Rossana Cannata ha disposto la chiusura dal 14 al 17 settembre per interventi di derattizzazione e pulizia, con rientro il 18. A Pachino, Giuseppe Gambuzza prepara un provvedimento analogo.
A Siracusa, invece, il sindaco Francesco Italia conferma che senza un atto regionale non ci sarà alcun rinvio. Le lezioni partiranno regolarmente il 15 settembre, salvo eventuali bollettini di allerta rossa della Protezione Civile. Italia sottolinea che un rinvio comporterebbe comunque il recupero delle giornate, riproponendo il problema del caldo a fine giugno. E aggiunge che il capoluogo ha molti plessi, con competenze divise tra Comune e Libero Consorzio: chiudere solo una parte delle scuole sarebbe paradossale. Il sindaco ricorda inoltre gli investimenti già avviati: nuove scuole con fotovoltaico e impianti efficienti, 600 mila euro per la messa in sicurezza e interventi su caldo e freddo.
Sul fronte politico, Forza Italia, Insieme e Pd attaccano l’amministrazione comunale. La commissaria cittadina azzurra, Alessandra Barbone, denuncia condizioni “inaccettabili” nelle aule e critica il mancato ricorso a un’ordinanza di rinvio, come fatto da altri sindaci. Barbone punta il dito anche sull’edilizia scolastica: fondi non utilizzati, progetti sbagliati, lavori inefficaci, risorse PNRR tornate indietro, edifici senza impianti elettrici a norma e senza adeguata prevenzione incendi. Nel mirino finisce la scuola Lombardo Radice, dove un intervento sul tetto sarebbe stato gestito in modo errato, lasciando l’edificio ancora privo di una copertura adeguata.
La polemica resta accesa: tra vincoli regionali, criticità strutturali e scelte diverse dei sindaci, il ritorno in classe si trasforma in un banco di prova politico e amministrativo.
