Siracusa, la sfiducia a Italia divide il centrodestra: Cannata incalza Vinciullo, l’opposizione punta a 20 voti

La mozione di sfiducia al sindaco Francesco Italia apre una nuova fase dello scontro politico a Siracusa, tra le accuse dell’opposizione all’amministrazione comunale e il confronto interno al centrodestra, chiamato a decidere se sostenere concretamente l’iniziativa per porre fine all’attuale esperienza amministrativa. Al centro della partita ci sono i numeri in Consiglio comunale, ma anche la posizione di Grande Sicilia, alla quale Fratelli d’Italia chiede di interrompere il sostegno al primo cittadino.

A rilanciare la questione è il deputato nazionale di Fratelli d’Italia Luca Cannata, che replica al commissario provinciale di Grande Sicilia, Vincenzo Vinciullo, dopo le critiche ricevute sulla gestione dell’unità del centrodestra nei diversi Comuni della provincia. «Non cambi discorso e risponda: votate la sfiducia a Italia o continuate a tenerlo in piedi?», è la domanda politica posta da Cannata, che contesta il tentativo di spostare il confronto su Avola.

Secondo il parlamentare di FdI, la situazione del Comune avolese non sarebbe pertinente alla questione siracusana, anche perché, sottolinea, non è lui il sindaco di Avola e non avrebbe mai chiesto al primo cittadino di Melilli, Carta, esponente dell’Mpa, di entrare nella propria Giunta. Cannata ribadisce inoltre la disponibilità a costruire un percorso unitario con tutte le forze del centrodestra in provincia, ricordando il sostegno di Fratelli d’Italia al candidato sindaco dell’Mpa alle amministrative di Lentini.

Il nodo, per il deputato, resta la coerenza politica di Grande Sicilia rispetto alle precedenti critiche rivolte all’amministrazione Italia. Cannata richiama infatti le posizioni espresse in passato da Vinciullo, che avrebbe definito fallimentare l’esperienza amministrativa del sindaco e sostenuto la necessità di una mozione di sfiducia. Da qui la richiesta di una risposta chiara sulla posizione che Grande Sicilia intende assumere in Consiglio comunale. «Fratelli d’Italia continuerà a lavorare per costruire un’alternativa credibile all’amministrazione Italia», afferma Cannata, chiedendo a Vinciullo e a Carta di chiarire se intendano sostenere la sfiducia.

La replica di Vinciullo non si è fatta attendere. Il commissario provinciale di Grande Sicilia accusa Cannata di invocare l’unità del centrodestra a Siracusa senza garantire, a suo giudizio, la stessa disponibilità ad Avola, dove Forza Italia, Noi Moderati, Lega e Grande Sicilia si trovano all’opposizione. «L’unità del centrodestra non può essere a geometria variabile», è la posizione espressa da Vinciullo, secondo il quale la coerenza deve essere dimostrata in tutti i Comuni della provincia.

L’esponente di Grande Sicilia invita quindi Cannata a farsi promotore di un azzeramento della Giunta di Avola, aprendo un confronto con le forze del centrodestra per condividere la gestione amministrativa della città. Vinciullo respinge inoltre le accuse di ambiguità, sostenendo che Grande Sicilia abbia sempre appoggiato il centrodestra nelle competizioni elettorali e si sia resa disponibile a ricomporre le diverse sensibilità della coalizione. Non manca una stoccata ai risultati di Fratelli d’Italia a Siracusa, che, secondo Vinciullo, dovrebbero indurre il partito a una riflessione sulle proprie scelte politiche.

Mentre il confronto tra i due esponenti del centrodestra si concentra sugli equilibri provinciali, a Siracusa l’opposizione prova a trasformare la mozione di sfiducia in un passaggio decisivo per il futuro dell’amministrazione. Il documento, presentato dopo le polemiche legate all’inchiesta Nexus, conta attualmente 14 firmatari, ma per essere approvato sono necessari almeno 20 voti favorevoli. Mancano quindi sei adesioni per raggiungere la soglia richiesta, ed è proprio su questi numeri che si concentra il lavoro dei promotori.

Il capogruppo del Partito democratico, Massimo Milazzo, definisce la mozione uno spartiacque tra due differenti modelli di politica: da una parte quello orientato al servizio della comunità e alla buona amministrazione, dall’altra quello che, a suo giudizio, punta alla conservazione del potere senza affrontare i problemi della città. Milazzo ha invitato tutte le forze responsabili presenti in Consiglio comunale a sottoscrivere l’iniziativa, lasciando aperta la possibilità di ampliare il fronte dei firmatari.

Sulla stessa linea il capogruppo di Fratelli d’Italia, Paolo Cavallaro, che individua nell’inchiesta Nexus un elemento determinante per chiedere una svolta politica e amministrativa. Cavallaro precisa di voler mantenere un approccio garantista, ricordando che le eventuali responsabilità penali spettano alla magistratura, ma sottolinea come la valutazione politica e la questione morale siano questioni distinte rispetto ai tempi della giustizia.

Il consigliere critica inoltre la gestione della città, citando le carenze nell’igiene urbana e nella pulizia, i ritardi nella tariffazione puntuale della Tari, la mancata integrazione dei parcheggi con il trasporto pubblico, la trascuratezza delle periferie e delle zone balneari e l’assenza di una programmazione annuale degli eventi culturali e turistici. Al centro delle sue contestazioni anche quanto riferito dal sindaco in Consiglio comunale in merito alla comunicazione di proroga delle indagini che lo riguardavano personalmente. Per Cavallaro, il fatto che il primo cittadino fosse a conoscenza della propria posizione nell’ambito del procedimento rende necessario chiarire perché le misure anticorruzione più stringenti siano state approvate soltanto il 21 ottobre, dopo l’esplosione del caso Nexus. Si tratta di valutazioni politiche espresse dal capogruppo di FdI, che non equivalgono ad accertamenti di responsabilità penale.

Cavallaro rivolge quindi un appello ai consiglieri di Grande Sicilia affinché sottoscrivano la mozione e interrompano il sostegno all’amministrazione Italia, tornando, secondo la sua prospettiva, nell’alveo del centrodestra. Un invito che si inserisce direttamente nel confronto tra Cannata e Vinciullo e che rende ancora più centrale la posizione del movimento in vista del voto in aula.

Anche Alessandra Barbone, consigliera di Forza Italia e firmataria della mozione, motiva la propria scelta con la necessità di ripristinare trasparenza e fiducia nelle istituzioni. Barbone, che richiama anche le denunce presentate all’Anac, contesta al sindaco un atteggiamento che giudica opportunistico e sostiene che il rimpasto annunciato non rappresenti un reale azzeramento della Giunta. Secondo la consigliera, il rischio sarebbe quello di riproporre gli stessi assessori senza un effettivo cambio di passo. Barbone si dice determinata a proseguire il percorso per mandare a casa l’attuale amministrazione e auspica una svolta per la città, anche qualora la mozione non dovesse ottenere in Consiglio i voti necessari.

Dal gruppo Misto interviene Simone Ricupero, che considera la sfiducia uno strumento per verificare se esistano ancora le condizioni politiche per proseguire l’esperienza amministrativa. Ricupero richiama la necessità di una politica trasparente, attenta all’interesse generale e capace di offrire prospettive concrete soprattutto ai giovani, affinché possano immaginare il proprio futuro a Siracusa senza essere costretti a lasciare la città.

La discussione sulla mozione dovrà ora seguire il proprio iter istituzionale e approdare in Consiglio comunale, dove ogni consigliere sarà chiamato a esprimersi assumendosi la responsabilità della propria scelta davanti alla cittadinanza.

La partita si gioca dunque su due livelli strettamente collegati: da una parte la tenuta dell’amministrazione Italia, dall’altra la capacità del centrodestra di trovare una posizione condivisa, superando le divisioni che emergono tra Siracusa e gli altri Comuni della provincia. Con 14 firmatari e sei voti ancora da conquistare, la posizione di Grande Sicilia potrebbe rivelarsi determinante. Cannata chiede una risposta netta sulla sfiducia, Vinciullo pretende reciprocità sul tema dell’unità della coalizione e l’opposizione insiste sulla necessità di una svolta. Sarà il Consiglio comunale a stabilire se queste distanze politiche potranno essere superate o se l’amministrazione Italia riuscirà a mantenere la maggioranza necessaria per proseguire il proprio mandato.

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